Vai al contenuto
ORLANDO
INNAMORATO

Il poema

Che cos'è l'Orlando Innamorato

Un poema cavalleresco scritto alla fine del Quattrocento da Matteo Maria Boiardo, conte di Scandiano. Racconta che cosa succede quando il cavaliere più forte del mondo si innamora.

1483esce la prima edizione, con i primi due libri
3 libri29, 31 e 9 canti; il terzo resta incompiuto
4.429ottave, cioè strofe di otto versi
35.432versi in tutto

Di cosa parla

Siamo a Parigi, alla corte di Carlo Magno, durante una grande festa. Nella sala del banchetto entra Angelica, principessa del Catai, bellissima, accompagnata dal fratello e da quattro giganti: chi batterà il fratello in duello l'avrà in premio. Tutti i cavalieri si innamorano di lei, Orlando per primo. Ma è una trappola.

Da lì parte un intreccio di storie che si rincorrono: duelli, assedi, giardini incantati, fate, draghi, re che arrivano dall'India e dall'Africa per invadere la Francia. Boiardo segue un personaggio, lo lascia nel momento più teso, passa a un altro e poi torna indietro. Lo stesso trucco che usano oggi le serie TV.

Il titolo originale è L'inamoramento de Orlando: la storia di come Orlando si innamora.

Paladini e cavalieri della Tavola Rotonda

Prima di Boiardo c'erano due grandi filoni di storie cavalleresche. Il ciclo carolingio, con Carlo Magno e i suoi paladini che combattono contro i saraceni: tanta guerra e poco amore. E il ciclo bretone, con re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda: amori, avventure solitarie, magia.

Boiardo ha avuto un'idea semplice e geniale: prendere i paladini di Carlo Magno e farli vivere come i cavalieri di re Artù. Orlando, il guerriero perfetto, diventa un innamorato che perde la testa.

Com'è scritto

In ottave: strofe di otto versi endecasillabi, con le rime disposte secondo lo schema ABABABCC. Le prime sei righe si alternano, le ultime due rimano fra loro e chiudono la strofa come una battuta finale.

La lingua è quella delle corti del nord Italia del Quattrocento, piena di parole emiliane e padane. Per questo nel Cinquecento, quando si impose il toscano come lingua letteraria, il poema fu riscritto da altri autori. Il rifacimento più famoso è quello di Francesco Berni, e per secoli si lesse quello invece dell'originale.

Perché non è finito

Boiardo cominciò a scrivere intorno al 1470 e pubblicò i primi due libri nel 1483; poi andò avanti molto lentamente con il terzo. Nel 1494 il re di Francia Carlo VIII scese in Italia con il suo esercito, e Boiardo si fermò a metà di un canto, dicendo che non poteva continuare a cantare d'amore mentre vedeva l'Italia «tutta a fiama e a foco». Morì a Reggio Emilia nel dicembre dello stesso anno.

E il Furioso?

Qualche anno dopo Ludovico Ariosto, nato a Reggio Emilia e anche lui al servizio degli Este, riprese la storia da dove Boiardo l'aveva lasciata e la portò avanti: è l'Orlando Furioso, pubblicato nel 1516. Il Furioso ebbe un successo enorme e fece dimenticare per secoli il poema da cui era nato. Ma Angelica, Rinaldo, Astolfo, Ruggiero e Bradamante, gli anelli magici e le lance incantate vengono tutti da qui.

Leggi il primo canto